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IL CORAGGIO DI METTERCI LA FACCIA

Leggendo i vari commenti che ci sono stati finora a proposito dell’ascia votiva di Artemisia e della fontana di Fra’ Giovanni, una cosa mi ha particolarmente colpito, a prescindere dal contenuto degli stessi commenti: è l’alto numero di coloro che hanno voluto restare nell’anonimato. Per la maggior parte, questi commenti, esprimono giudizi critici sull’attuale amministrazione perciò, forse, mi sarebbe convenuto rimanermene in disparte e augurarmi solo che le bordate contro la giunta comunale si moltiplicassero ulteriormente, senza rischiare di attirarmi qualche antipatia con questo intervento. Ma il mio obiettivo politico non è quello di diventare sindaco per una personale ambizione, bensì vorrei provare – insieme ad altre persone che ci credono fino in fondo – a cambiare radicalmente le cose: dalla mentalità all’idea di sviluppo e ai metodi di gestione, fino agli interventi sul territorio e le sue infrastrutture. Perciò constatare (e non è una sorpresa!) che tantissime persone non trovano il coraggio di esprimere liberamente il proprio pensiero è preoccupante, oltre che desolante. E lo è ancora di più se – come è probabile – la maggior parte di questi autori è costituita da giovani. Che cosa ha da perdere, che cosa ha da temere, a San Sosti, un giovane che non può dire apertamente quello che pensa dell’operato dei suoi amministratori? Sicuramente c’è il timore di una qualche ritorsione, morale o materiale che sia, ed è altrettanto sicuro che questo timore non è infondato: ritorsioni, intimidazioni, ricatti sono stati usati abbondantemente nella campagna elettorale di cinque anni fa e sono stati il leit-motiv di questa amministrazione, l’arma più usata per cercare di arginare il dissenso alimentato anche dalla modesta, ma precisa e costante, opera di informazione della minoranza. In questi anni ci sono state persone, per esempio, che non sono più venute ad assistere ai consigli comunale perché questo significava (agli occhi di qualcuno) simpatizzare per la minoranza, viste le pessime figure che normalmente faceva la maggioranza; altri sono stati acidamente redarguiti perché avevano stretto amicizia – pensate un po’! – con Vincenzo Oliva; altri (tanti!) sono stati lusingati e ammorbiditi con le perenni promesse di un posto di lavoro… I timori sono, dunque, fondati ma – voglio aggiungere subito – non possono essere assolutamente “giustificati”. Se si vuole cambiare veramente, e se a voler cambiare sono dei giovani che hanno tutto il diritto di costruirsi una vita propria, non si può alimentare l’idea che all’arroganza del potere non vi siano argini da opporre; né si può sperare che altri, al nostro posto, vincano la partita che noi non abbiamo il coraggio di giocare con la nostra faccia. Si sa che qualsiasi scelta comporta dei rischi, ma la conquista o il consolidamento della libertà non hanno prezzo. E se questa libertà la difendiamo e la coltiviamo tutti insieme i rischi si riducono a zero. Con questo non voglio dire che alle prossime elezioni comunali dovremo necessariamente ritrovarci nello stesso schieramento ma, semplicemente, credo che l’affermazione di certi principi abbia una validità universale e sia un fattore di crescita per tutta la collettività.

Mi auguro con tutto il cuore che i giovani sansostesi di oggi siano capaci di creare quel confronto aperto e franco che non è riuscito alla mia generazione, anch’essa risucchiata in gran parte nella girandola dei pregiudizi e degli interessi spiccioli.

 

Vincenzo Oliva

 

P. S. Ovviamente, nelle considerazioni che ho appena esposto non ho tenuto conto di coloro che ricorrono all’anonimato solo perché non saprebbero sostenere con argomentazioni concrete e sufficientemente razionali ciò che dicono, come fa quel gigi che si beve le barzellette del suo venerato sindaco senza sapere (o senza voler sapere) che quelle barzellette il sottoscritto le ha sbugiardate in consiglio comunale e con manifesti pubblici che non sono mai stati smentiti.

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