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Il nuovo libro di Ida Perrone. Una canzone che diventa romanzo.

La Redazione

La scrittrice Calabrese Ida Perrone torna a far parlare di se con un nuovo libro,  La casa senza specchi, che racconta le vicende di una donna e il suo duro percorso per affermarsi in una società dove spesso molte ragazze sono vittime di abusi. La storia è ambientata nell’Italia del Sud verso la fine degli anni Quaranta.
Il romanzo è tratto da un testo di una canzone della giovane cantautrice Noemi Bruno, che la scorsa estate, tra i tanti eventi musicali, ha aperto anche il concerto degli Stadio a Rocca Imperiale (Cs).
Un tema forte, quello degli abusi sulle donne, pieno di orrore e di estrema solidarietà. Un sentimento di rabbia e repulsione pervade l’animo delle  vittime, le quali, cadono in uno stato di “depressione malinconica” e di contenimento dell’energia vitale dove  si è incapaci di svincolarsi. Ma nonostante questo, la protagonista, cerca di rifarsi una vita in un’altra città e nonostante la sua tristezza, il ricordo di quella vecchia casa <<dall’odore acre della polvere depositata sulle tende>> … <<una casa senza specchi>>, accoglie dentro di sé quell’amore per il mondo e per la ricerca di una propria identità.
… Una storia che attira a sé donne accomunate dallo stesso “disagio”.
E’ un romanzo da leggere d’un fiato, in quanto raccoglie i temi più profondi della nostra società, intrisi da un velo di amara sofferenza, ma smorzati da un vibrato esistenziale e psicologico che accarezza l’intera opera.

Ida Perrone

 

La Consulta e il reading letterario: Ultimo Brindisi.

Di Rosamaria Bisignani

Lunedì 28 Aprile si è svolto a San Sosti, presso la scuola media “Tommaso Campanella”, il reading letterario “Ultimo Brindisi”.

Il grande maestro bengalese Rabindranath Tagore, ha scritto:
Donna, non sei soltanto l’ opera di Dio,
ma anche degli uomini, che sempre
ti fanno bella con i loro cuori.
I poeti ti tessono una rete
con fili di dorate fantasie;
i pittori danno alla tua forma
sempre nuova immortalità.
Il mare dona le sue perle,
le miniere il loro oro,
i giardini d’ estate, i loro fiori,
per adornarti, per coprirti,
per renderti sempre più preziosa.
Il desiderio del cuore degli uomini
ha steso la sua gloria
sulla tua giovinezza.
Per metà sei donna e per metà sei sogno.

La donna è sempre stata musa ispiratrice delle opere artistiche, considerata baluardo, fonte di luce e di vita, è stata, è e sarà amata, acclamata, decantata, ammirata, ma ahimè anche maltrattata, umiliata e, violata. Purtroppo, ancor oggi, è vittima di violenza e questo fenomeno tragico e inaccettabile è da tempo oggetto di analisi sociologiche e di una letteratura specializzata e, altresì, l’ identificazione e la condanna morale di questo tipo di violenza sono piuttosto recenti e si sono sviluppate parallelamente ai cosiddetti movimenti femministi.

Per violenza di genere s’ intende ogni tipo di abuso fisico, psicologico o giuridico che impedisce alle donne di godere degli stessi diritti degli uomini e si verifica frequentemente nello spazio privato piuttosto che in quello pubblico. In alcune società, le donne sono anche le principali vittime delle guerre etniche e religiose, tanto che la loro eliminazione, mediante torture, umiliazioni e stupri, non solo a livello fisico, ma anche psicologico, viene interpretata come atto volto a negare la riproduzione biologica di un popolo attraverso l’ esistenza stessa del genere femminile.

Tra le prime pensatrici sul problema in oggetto, occorre ricordare Virginia Woolf e Simone de Beauvoir, soprattutto in riferimento all’ esclusione delle donne dal sistema educativo e, pertanto, dalla costruzione di una libertà intellettuale.

Per fortuna, sembrerebbe che le autorità, le forze dell’ordine e le istituzioni sociali si stiano interessando al fenomeno dello stalking e del femminicidio che dilaga sempre più e miete molte vittime. Noi donne lottiamo per la libertà, per l’ onore, l’ amore, gli affetti e per la nostra identità, rispettando anche quella maschile. E se le donne ricorrono alla violenza, lo fanno, solitamente, per difendere la loro dignità e i loro valori.

“Ultimo Brindisi”, è un progetto di sensibilizzazione alla lotta contro la violenza sulle donne, rivolto agli studenti delle scuole della provincia di Cosenza, col patrocinio della Provincia di Cosenza Assessorato alla Cultura – Assessorato Pari Opportunità e la Compagnia la Barraca Teatro di Castrolibero. E noi giovani, membri della Consulta di San Sosti, abbiamo preso a cuore tale iniziativa ritenendo essenziale ed estremamente necessaria una campagna culturale che possa scuotere gli animi e liberare le coscienze.

Il reading letterario si basa su racconti elaborati su testimonianze vere, interpretate da tre attori, Francesco Liuzzi, Francesca Marchese e Rossana Micciulli con l’ausilio di tre leggii e pochi elementi scenici a rafforzare la lettura, con la regia di Nuccia Pugliese. L’iniziativa è essenzialmente rivolta ai giovanissimi, per una prevenzione della problematica, al fine di generare fortemente la cultura delle pari opportunità, scegliendo, come mezzo, il teatro.

L’evento ha riscosso un enorme successo, coinvolgendo emotivamente e moralmente tutti i presenti, il sindaco e l’amministrazione comunale, i rappresentanti delle diverse associazioni locali e non, e si è concluso con i saluti della dott.ssa Maria Pina Aragona, presidentessa della Consulta giovanile di San Sosti e della dott.ssa Stefania Postorivo, referente dell’ associazione “Roberta Lanzino” di Cosenza.

Il coraggio, è fondamentale, è la risorsa che permette di comunicare e di urlare al mondo che si è vittime di violenza e che l’artefice di tale violenza sia il fidanzato, il marito, il vicino di casa, il datore di lavoro. Un plauso alle donne che riescono a farlo e, soprattutto “GRAZIE” a chi sprona a chi sollecita a chi spinge a non aver paura, perché siamo donne, siamo fiere di esserlo, con tutti i nostri pregi e difetti e, RISPETTANDO, chiediamo, soltanto, RISPETTO!

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Arrestato un uomo di San Sosti per aver picchiato la moglie

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Violenza sulle donne

Vorremmo porre la vostra attenzione riguardo un problema sociale di notevole rilievo: LA VIOLENZA SULLE DONNE, e riflettere insieme sull’importanza di quella che, per l’Italia, sta diventando una vera e propria emergenza. In Italia, negli ultimi anni, un milione di donne ha subito violenza, fisica o sessuale. Solo nei primi sei mesi del 2007 ne sono state uccise 62, 141 sono state oggetto di tentato omicidio, 1805 sono state abusate, 10.383 sono state vittime di pugni, botte, bruciature, ossa rotte. Leggevamo che le donne subiscono violenza nei luoghi di guerra, nei paesi dove c’è odio razziale, dove c’è povertà, ignoranza, non da noi. Eccola la realtà: in Italia più di 6 milioni e mezzo di donne ha subito una volta nella vita una forma di violenza fisica o sessuale, ci dicono i dati Istat e del Viminale che riportano un altro dato avvilente. Le vittime – soprattutto tra i 25 e i 40 anni – sono in numero maggiore donne laureate e diplomate, dirigenti e imprenditrici, donne che hanno pagato con un sopruso la loro emancipazione culturale, economica, la loro autonomia e libertà. Da noi la violenza è la prima causa di morte o invalidità permanente delle donne tra i 14 e i 50 anni, più del cancro, più degli incidenti stradali. E se la conseguenza della violenza non dovesse essere la morte o un trauma fisico rimarrà perenne nella sua memoria il ricordo di quel giorno in cui ha perso la propria dignità. Non ci sarà uomo che le farà dimenticare il dolore provocato da mani sconosciute che si impadronivano del suo corpo. Per sempre rimarrà segnata da un trauma psicologico che comporterà paura, terrore e che le impedirà di VIVERE libera e serena la sua vita di donna. L’epicentro in cui si verificano sempre più frequentemente simili oscenità è la capitale, tanto che ormai nessuna donna si sente più sicura di poter camminare tranquilla senza sentirsi “minacciata” da occhi indiscreti o sentirsi seguita da individui che si divertono a sfogare le loro frustrazioni sul corpo di una donna. Il pericolo per le donne, ormai, è la notte, la strada, il buio, ma la cosa più sconvolgente è che la donna ha paura della normalità. Si la normalità, perché è ormai normale per una donna essere inseguita, rapita per poi essere stuprata. Riportiamo le parole di una ragazza di Guidonia di soli 21 anni stuprata solo poche settimane fa da ben 5 uomini: “Si sono avventati su me e il mio ragazzo con una furia disumana, ho provato ad urlare, a resistere, a cacciarli ma ero terrorizzata e poi improvvisamente mi è mancata la forza”. Ecco il reso conto dei fatti: “i cinque si sono avvicinati all’auto dei due fidanzati armati di un cacciavite e di un coltello: dopo aver sfondato il lunotto anteriore dell’auto hanno afferrato il ragazzo di soli 24 anni malmenandolo e legandolo, per poi rinchiuderlo nel portabagagli. Sono quindi saliti a bordo dell’auto, hanno proseguito per via della Selciatella per 300 metri, hanno raggiunto un posto ancor più isolato e hanno abusato della ragazza a turno fuggendo poi a piedi. In base a quanto riferiscono fonti investigative le vittime avrebbero riferito dettagli sull’unico aggressore a volto scoperto. Secondo quanto affermato, inoltre, i cinque parlavano con accento dell’Est. Purtroppo al problema della violenza sulle donne ne dobbiamo aggiungere un altro, che sta umiliando e distruggendo la nostra nazione: i RUMENI. Dobbiamo purtroppo ammettere che la causa maggiore delle nostre preoccupazione sono proprio gli uomini dell’Est. “La popolazione Rumena ha paura ad uscire fuori casa”, queste le parole del “Consigliere per i Rapporti con la Comunità Rumena” Ramona Badescu in una trasmissione televisiva subito dopo lo stupro di Guidonia. Ora vorremmo chiedervi, chi secondo voi deve avere più paura? E per quanto tempo ancora dobbiamo sentirci stranieri in casa nostra?

Valentina Bruno & Katia Perticaro