Dal comizio del 28 maggio: discorso del candidato a vicesindaco Vincenzo Oliva

Di Vincenzo Oliva

Buona sera a tutti!

Anzi: Buongiorno! Sì, buongiorno a tutti! …Perché voglio augurare che questo momento sia il principio di un lunghissimo giorno di speranze e di soddisfazioni per tutti cittadini sansostesi.

Sono trascorsi già cinque anni da quando, nel 2004, mi presentai su questo palco, in questa piazza, con un progetto politico semplice e chiaro: ristabilire il confronto democratico  nella nostra comunità, ridare importanza e legittimità al dissenso e all’opposizione in un momento in cui il coraggio di esprimersi liberamente e apertamente era quasi scomparso dal nostro scenario politico.
Il responso elettorale stabilì per me e per la mia lista appunto il ruolo dell’opposizione, della minoranza. E tutti voi potete valutare e giudicare se e come ho svolto il compito assegnatomi dalla popolazione.
Ma se mi è consentita una breve autoanalisi, non credo di peccare di immodestia se affermo, con orgoglio e convinzione, di  aver tenuto fede al mandato ricevuto: penso davvero di aver onorato l’impegno assunto di fronte all’intera comunità sansostese, dal primo consiglio comunale del giugno 2004 fino a quello del 30 aprile 2009.
Come avevo affermato in campagna elettorale, ho improntato il mio lavoro alla convinzione che una sana azione politica non può essere disgiunta dal rispetto dei principi etici. E per questa ragione i numerosi e continui tentativi degli avversari di intimorirmi, con parole o con atti pretestuosi e gratuiti, non hanno scalfito minimamente la mia volontà e il mio desiderio di espletare fino in fondo il compito per il quale i miei concittadini mi avevano delegato.
Le testimonianze del mio operato sono negli atti istituzionali, ma sono anche e soprattutto nei numerosi manifesti rivolti alla popolazione, negli appelli e nelle iniziative per coinvolgere tutti nel dibattito democratico e che sono culminati in un alto evento simbolico già nel marzo 2006, quando la minoranza riuscì a raccogliere nella sala dell’Hotel Santa Croce un gran numero di persone, privati cittadini e partiti politici che da anni non si confrontavano pubblicamente sui temi importanti della nostra comunità.
Con il gruppo di minoranza e – a volte – con altri amici che si sono schierati dalla parte dell’opposizione, sono intervenuto per tentare di frenare o di bloccare azioni amministrative dannose o, comunque, gravose per la popolazione (ricordo, per esempio, l’aumento smisurato della spazzatura che ha pesato e pesa sui bilanci familiari come un macigno). Altre volte siamo riusciti a far passare le nostre proposte, formulate sempre nell’interesse collettivo: è stato il caso, per esempio, della convenzione sottoscritta con la società Valsabbia per il ripristino o la costruzione di una centrale idroelettrica. In quell’occasione proponemmo l’istituzione di una commissione consiliare che elaborò uno schema di accordo molto più vantaggioso per il Comune e che fu poi approvato dal Consiglio comunale. Purtroppo, del prosieguo di quella iniziativa non abbiamo saputo più nulla!
Ma se c’è una cosa, del mio operato, di cui vado particolarmente fiero e devo sintetizzarla in pochissime parole, direi questo: nei cinque anni trascorsi ho fatto informazione. Ho cercato di far conoscere quello che accadeva all’interno delle mura del palazzo e ho cercato di far capire le conseguenze che ne derivavano ai cittadini, al di fuori del palazzo.
Tra i miei ricordi strettamente personali posso citare questi.
Già poche settimane dopo le elezioni, nell’estate 2004, su questa piazza (allu timpunu) iniziavano le discussioni pro o contro le parti politiche. In una di tali discussioni una persona anziana – lo ricordo con chiarezza – così ribatteva a chi criticava aprioristicamente la minoranza: “Almeno adesso cominciamo a sapere qualcosa!”. E ancora quest’inverno, sempre una persona anziana (uno dei tanti cittadini che non fanno politica ma osservano con attenzione), riferendosi alla mia persona diceva: “Se in questi anni abbiamo saputo qualcosa di quel che accadeva lì dentro, è stato grazie a lui”.
SAPERE, CONOSCERE, DIVULGARE: è un merito? Sono cose davvero importanti?
Ognuno si dà la propria risposta, ognuno ha le proprie convinzioni. Personalmente, ritengo che la conoscenza,  il desiderio di conoscenza, sia la molla di tutto lo sviluppo umano, sotto l’aspetto materiale e sotto l’aspetto culturale. Ma anche la saggezza popolare ha dato la sua risposta in merito: “chiru ca non sa’ è cumi chiru ca non ‘bbida”. E infatti, non sapere nulla significa non vedere nulla, essere ciechi. E chi è cieco non sa dove andare e deve per forza appoggiarsi a un altro e farsi guidare.
Chi invece cammina con gli occhi ben aperti e allunga il suo sguardo sulla strada e sul mondo circostante, può decidere il percorso da seguire, dove fermarsi, dove svoltare.
Ma si può scegliere anche di stare con gli occhi chiusi e fare quello che ci dicono di fare (o non fare); indolenza, disinteresse, paura ci spingono spesso ad abbassare lo sguardo e a ignorare la realtà, rinunciando così, volontariamente, ad esprimere il nostro giudizio, ad esercitare il nostro libero arbitrio. E sicuramente questa è una cosa grave per la propria dignità.
Ma c’è una cosa ancora più grave, ed è quella di voler chiudere gli occhi altrui, coprirli con una benda, buttare fumo, impedire agli altri di vedere e impedirgli quindi di giudicare, impedirgli l’esercizio della libertà.
Ecco perché la conoscenza è così importante.
Si dice comunemente: volere è potere. Ma è altrettanto vero che SAPERE è potere: la conoscenza è un’arma formidabile per affrontare il mondo e la vita in generale, per superare gli ostacoli, per prevenire i pericoli, per progettare il futuro. In una parola, per prendere in mano il proprio destino, per essere liberi, per non sottostare a nessuno.
Ecco perché, cari concittadini, nella politica prevale la menzogna! Nella politica intesa come sopraffazione e non come servizio non c’è posto per l’informazione schietta e per la conoscenza pura. Tutto deve essere velato e occultato: il cittadino deve essere tenuto il più possibile all’oscuro di quanto avviene perché non possa dire la sua, e, soprattutto, non deve essere in grado di fare troppe cose da solo, non deve poter trovare da solo le soluzioni ai propri bisogni. Perché un uomo o una donna senza bisogni non possono essere dominati, non possono garantire la conservazione del potere e dei privilegi a chi li detiene. Al contrario, per un uomo che non ha un lavoro,  per una donna che ha figli da sfamare e da vestire, per un giovane che vuole mettere su famiglia e non possiede risorse c’è sempre qualche irresponsabile calcolatore pronto a fare promesse che non può mantenere; e le promesse mai mantenute si rinnovano di anno in anno, e passano così cinque anni, poi dieci, poi quindici…

E allora io sono e sarò sempre con chi grida con forza il proprio diritto a sapere, a conoscere e imparare:    il diritto di chi esige quanto gli è dovuto per il semplice fatto di essere un membro della comunità di uomini e donne che popolano la terra. Sarò sempre contro ogni forma di sopraffazione, sia materiale che morale, contro ogni forma di intimidazione e di limitazione della coscienza e della libertà personale, contro ogni forma di mercificazione dei diritti inviolabili di ciascuno.
E proprio in questa direzione faccio un appello particolare ai giovani: a quelli che stanno per giungere alla soglia della maggiore età, a quelli che l’hanno appena varcata, a quelli che invece hanno già superato i trent’anni e, con o senza laurea, sono ancora in attesa di un lavoro; infine, a quelli (sicuramente pochi) che un lavoro, comunque sia, ce l’hanno. A tutti questi giovani io dico: Spezziamo, una volta per tutte, questo meccanismo perverso della dipendenza, materiale e psicologica; crediamo nelle nostre forze, nella nostra intelligenza, nei nostri sentimenti. Usiamo la nostra conoscenza, utilizziamo i nostri saperi per vivere da protagonisti in questa minuscola comunità, senza permettere a nessuno di manipolarci e di servirsi di noi.
Insieme ce la possiamo fare, cari giovani e cari concittadini tutti.

Fra meno di dieci giorni c’è un appuntamento importante. Dovrete decidere, dovrete scegliere coloro che amministreranno il Comune di San Sosti nei prossimi cinque anni.
L’opzione che vi si presenta sarà tra due liste: una è la nostra, l’altra è quella avversaria, la lista che si presenta come continuità con l’Amministrazione uscente.
Si potrebbe obiettare che quasi tutti i candidati sono nuovi, ma l’elemento distintivo non è questo.
Il simbolo degli avversari, le rondinelle, si ripresenta per la quarta volta consecutiva, dopo ben quattordici anni di governo del paese; il candidato a sindaco si presenta per la quarta volta consecutiva, dopo aver fatto il consigliere e l’assessore per ben 14 anni; e poi c’è un altro candidato che pur essendo in lista per la prima volta, per 14 anni è stato l’eminenza grigia, il regista politico dell’Amministrazione comunale.
Quel che penso io della passata Amministrazione lo sapete benissimo, perché l’ho espresso chiaramente durante i cinque anni in cui ho svolto il mio ruolo di consigliere di minoranza. Ma quello che penso io non è importante: quello che conta è ciò che pensate voi. Io potrei parlare per ore e ripetere tante cose che ho già detto, o aggiungerne tante altre, ma non servirebbe, perché, al punto in cui siamo, io non devo convincervi di nulla.
Se pensate che l’Amministrazione uscente abbia operato bene; se ritenete che negli ultimi anni i servizi pubblici gestiti dal Comune siano stati apprezzabili; se vi siete accorti che le tasse non hanno aggravato le vostre condizioni economiche e che, anzi, il vostro tenore di vita è migliorato; se, infine, avete sperimentato che la qualità della vita, nel suo complesso, ha fatto passi avanti: se pensate tutto questo, non c’è proprio nessun motivo per non votare la lista avversaria.
Ma se questo non lo pensate, e anzi ritenete che sia vero l’esatto contrario, allora è davvero giunto il momento di cambiare, di segnare una svolta definitiva nel percorso politico del nostro paese.
Io, però, voglio perdere solo un minuto per evidenziare una cosa che riflette realmente la qualità amministrativa dell’ultimo quinquennio. Noi tutti, purtroppo, ci rechiamo spesso al cimitero per l’affetto e il rispetto che ci lega ai nostri cari defunti. Non occorre che vi descriva com’è perché ognuno di voi lo ha visto e lo vede con i propri occhi. Lo stato di abbandono che si riscontra è lampante: le erbacce che infestano vialetti e tombe vengono tagliate mediamente una sola volta all’anno e a volte, come in questi giorni, vengono lasciate sparse di qua e di là; la parte nuova è in condizioni addirittura peggiori del cimitero vecchio: la pavimentazione sembra sottoposta a continue scosse di terremoto, il cancello è buttato letteralmente per terra da anni e così cani randagi e animali selvatici sono liberi di scorazzare in questo luogo veramente sacro. Sarà capitato sicuramente anche a voi, di vedere le aiuole adiacenti alle cappelle rivoltate dagli animali che si cibano di radici.

Ma ci vogliono sforzi così giganteschi, occorrono forse tanti miliardi per mantenere un po’ di pulizia e decoro nel nostro cimitero e in quello di Macellara, che si trova nelle stesse condizioni?
Credo proprio di no, carissimi compaesani. Qui si tratta soltanto e semplicemente di ordinaria – ordinarissima – amministrazione. E una compagine politica collaudata per quindici anni forse avrebbe dovuto garantire almeno questa!
Se, dunque, pensate che sia necessario voltare pagina, l’alternativa, lo sapete, è questa lista del Quadrifoglio. Si tratta, certamente, di una lista composita e che si è definita al completo solo nelle ultime settimane.
C’è l’ingegnere Sirimarco, già sindaco nel ’90 e candidato a sindaco oggi; ci sono tanti giovani, alcuni dei quali sono a fianco a lui da quasi un anno; c’è anche un assessore uscente (che certo, prossimamente, illustrerà lui stesso le ragioni della sua scelta); e c’è il sottoscritto, proveniente direttamente dalle file dell’opposizione.
Per quanto riguarda le mie motivazioni sono senza dubbio molto semplici e, credo, altrettanto comprensibili. Tutti, più o meno, siete a conoscenza delle vicende degli ultimi mesi per cui il gruppo di minoranza non ha, alla fine, prodotto la formazione di una propria lista da presentare all’attuale competizione elettorale.
Se oggi sono candidato nella lista del Quadrifoglio è perché ritengo di poter continuare a lavorare sul mio progetto politico.
Quando Michele Sirimarco, con l’assenso di tutto il gruppo (che ringrazio cordialmente), mi ha invitato a far parte della squadra, lo ha fatto proprio in virtù del lavoro che ho svolto in questi anni, ritenendo che fosse in sintonia con la formulazione di una lista alternativa alla quale lui lavorava già da tempo. Dopo una pausa di riflessione abbastanza lunga ho accettato l’invito di buon grado: sono convinto, infatti, che ci si può impegnare seriamente attorno a un progetto comune che miri alla realizzazione degli interessi collettivi.
Michele lo conosciamo tutti, e tutti gli riconosciamo capacità d’iniziativa sia in campo politico che amministrativo. Le strutture pubbliche e private presenti sul territorio comunale del Pettoruto esistono grazie a lui e costituiscono – al di là di possibili carenze contingenti – una risorsa patrimoniale, commerciale e sociale per la comunità sansostese. Non per questo, però, lo vogliamo santificare: Michele non è l’uomo dei miracoli ed ha anche, senza dubbio, pregi e difetti come ciascuno di noi; sbaglia come possiamo sbagliare tutti ma posso affermare, per esserne stato testimone, che è anche capace di chiedere scusa per i propri errori.
Nel 1989, durante le vicende legate ai canali d’irrigazione, in una pubblica assemblea tenuta al cinema comunale, Michele Sirimarco, allora vicesindaco, si rivolse a tutti i presenti dicendo: “Ho sbagliato! Sono pronto a tornare indietro e a lavorare insieme a voi”.
Dall’altra parte, sull’altro fronte, non ho mai sentito nessuno, negli ultimi quindici anni, chiedere scusa alla popolazione per un errore commesso!
Non hanno mai sbagliato? Sono così infallibili?  Se pensate che sia così votate tranquillamente l’altro candidato a sindaco, perché la lista di cui io faccio parte è composta tutta da persone che possono sbagliare. L’unica cosa che però posso garantire è che siamo pronti a riconoscere i nostri eventuali errori ed a correggerli: A CORREGGERLI INSIEME A VOI! Sì, perché non abbiamo proprio nessuna intenzione di chiuderci fra queste quattro mura, da soli, e pretendere di amministrare senza dar conto a nessuno. Noi vogliamo governare insieme a voi, e lavoreremo per attivare tutte le forme di dialogo  e di confronto.
La parte a cui tengo di più nel nostro programma elettorale è quella che riguarda la trasparenza e la partecipazione democratica. La pubblicazione degli atti del Comune su internet, l’apertura dell’Ufficio di Relazioni con il Pubblico, l’istituzione di commissioni popolari sono tutti strumenti utili a realizzare un rapporto di scambio continuo tra amministratori e cittadini, una circolazione di idee, suggerimenti, critiche e correzioni – appunto – per realizzare quanto di meglio desideriamo per noi stessi, per i nostri figli, per i nostri amici.
Non è un progetto facile, è un compito immane, ma insieme – ripeto – ce la possiamo fare. Possiamo normalizzare l’ordinaria amministrazione, ma possiamo anche puntare a obiettivi veramente straordinari: se lavoriamo insieme, se non ci stanchiamo subito, se crediamo nelle nostre capacità e vogliamo costruirci il futuro con le nostre mani, entro la fine del prossimo quinquennio potremo gettare solide basi per dare ai nostri giovani concrete possibilità di crearsi un lavoro duraturo e dignitoso.
Se lo vogliamo tutti insieme, ce la possiamo fare!
E se me lo permettete, vorrei concludere parafrasando, su scala ridotta, uno dei più grandi uomini del Novecento: Martin Luther King.
Anch’io, che non sono più un giovane che si affaccia alla vita, ho un sogno, un piccolo sogno.
Sogno di vivere in un paese dove “buongiorno” significhi veramente “buon giorno”.
Sogno di vivere in un paese dove tutti, vecchi e giovani, possano esprimere liberamente, sempre, ciò che gli sta a cuore, senza dover pensare che le proprie idee possano irritare qualcuno.
Sogno di vivere in un paese dove chi decide per la cosa pubblica pensi solo a quanto di buono possa ricavarne la comunità nel suo insieme, senza doversi preoccupare che vengano intaccati i privilegi di qualcuno.
Sogno, infine, di vivere in un paese da dove nessuno debba più andare via perché costretto dal bisogno.

Ancora oggi, come sempre e per sempre: VIVA LA LIBERTÀ!  VIVA SAN SOSTI!

Vincenzo Oliva

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Una risposta a “Dal comizio del 28 maggio: discorso del candidato a vicesindaco Vincenzo Oliva

  1. QUASI TUTTO IL SUO DISCORSO, E’ STATO PORTATO DAL CANDIDATO A SINDACO DEL COMUNE DI CAMPOFRANCO CL.
    PURTROPPO L’ORATORE E’ STATO MASCHERATO
    DALL’ALTRO CANDIDATO A SINDACO. ” ALTRO CHE TEATRO “.

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