Archivi tag: Politica della Valle dell’Esaro

Nessun dorma aspettando Godot!

Di “Lo Spadaccino”

Il dibattito che precede l’elezioni comunali non evidenzia elementi di discontinuità col passato.
Un nutrito gruppo di opportunisti  Continua a leggere

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“VOGLIAMO PARLARE DELLA CENTRALE ELETTRICA?” – Sì! (a beneficio di Caio… e anche di Tizio e Sempronio)

Di Vincenzo Oliva

La domanda del titolo è stata posta tempo fa, su questo sito, dal sindaco Bruno. Personalmente, non avevo alcuna voglia di rispondere, tanta era Continua a leggere

Arlecchino servitore di due padroni!

Di “Lo Spadaccino”

 

Del Vicesindaco di San Sosti, persona di feroce umorismo, siamo tenuti ad occuparcene solo perché Continua a leggere

La legge del contrappasso! Considerazioni sulla politica condite di tanta amarezza e di un pizzico di autoironia.

Di Francesco Capalbo

E’ la legge del contrappasso: chi non può più dare cattivo esempio, si arroga sempre il diritto di dare buoni consigli.

A questa legge, celebrata anche da una famosa canzone di Fabrizio De Andrè, neanche io oso sottrarmi, consapevole che qualcuno mi considererà Continua a leggere

MA ERA CATTIVO IL LUPO O L’AGNELLO…?

La signorina Bruno Valentina mi dà l’occasione per far capire meglio come si costruisce addosso a una persona l’immagine del lupo cattivo: di come, cioè, si è capaci solo di orchestrare campagne di criminalizzazione contro quegli avversari politici di cui non si è in grado di controbattere le critiche più semplici, e in generale contro tutti coloro che manifestano dissenso nei confronti del capo clan. La tattica è semplice: si aggredisce con falsi pretesti la persona che “dà fastidio” per costringerla al silenzio; se poi questi si ostina a parlare e magari a difendersi, alzando il tono della voce, ecco che scatta la manovra: le truppe dei fedelissimi si lanciano all’attacco e aizzano il popolo contro il “malvagio” che ha osato reagire. È come dire che se l’agnello della favola che tutti conosciamo fosse riuscito, per miracolo, a respingere il lupo – facendogli anche un po’ di male – avremmo dovuto condannare quel perfido agnello per non aver permesso al lupo affamato di sbranarlo e cibarsi della sua tenera carne! Ecco dunque il mio atroce dilemma! La signorina Bruno – senza che  il sottoscritto l’abbia chiamata in causa – mi ha definito “sputaveleno”, mi ha dato dello “stupido”, dell’ “ipocrita” e del “rabbioso” (per non parlare dell’enorme sciocchezza sui manifesti “anonimi”!) senza citare un solo fatto concreto e documentato per giustificare questi suoi insulti. Ecco, dunque, il dilemma: devo chinare la testa e tenermi questi insulti, per evitare di essere additato come un lupo ancora più cattivo, o devo difendere il mio diritto alla libertà di pensiero e di parola?  Sarò certamente un inguaribile idealista, uno di quei marziani che credono ancora in una cosa che si chiama dignità, ma io quelle parole le rispedisco senz’altro al mittente: se le ripeta, l’autrice, quando si guarda allo specchio, e le troverà certamente più consone e appropriate.

La favola del lupo cattivo e della politica come paravento di un astio personale era stata messa  in circolazione durante la campagna elettorale del 2004 e poi – qualche volta gridata ma più spesso sussurrata insistentemente all’orecchio – ha funzionato per un po’ di tempo. Ma per fortuna ci sono ancora tante persone che fanno un uso autonomo del proprio cervello, così da molti ho avuto il piacere di veder riconosciuta l’onestà intellettuale della mia attività politica: diversi amici (anche nell’ultimo anno), mi hanno detto chiaramente che si erano bevuti la storia del personalismo e solo con molto ritardo si sono resi conto che i metodi di questi amministratori erano proprio quelli evidenziati dalla minoranza e che la loro politica era quasi tutto fumo.

Le analisi, le critiche e le proposte della minoranza sono documentate in decine e decine di manifesti, ma anche in decine e decine di mozioni, interrogazioni e interpellanze, come ricorda un mio anonimo sostenitore (al quale continuo a dire che è sempre meglio mostrare la faccia). E poi vi sono i numerosi interventi effettuati nelle sedute consiliari, che rappresentano in seno all’istituzione le idee e quindi il progetto politico dei consiglieri di minoranza. Se l’Amministrazione in carica avesse avuto un po’ a cuore la trasparenza e l’informazione, essa avrebbe potuto diffondere le deliberazioni via internet, come fanno già tanti comuni e come noi avevamo suggerito e auspicato quando, quattro anni fa, votammo l’adesione al consorzio Asmenet: il sito c’era, gli atti di Giunta e di Consiglio vengono digitati direttamente al computer perciò sarebbero bastati pochi minuti al giorno per garantire a gran parte dei cittadini  una informazione facile e tempestiva. Ma questa proposta non è piaciuta (e chissà, poi, cosa si intende quando si parla di proposte!).

Non voglio abusare dello spazio che mi viene concesso, anche perché una sintesi di quello che è stato fatto dovrebbe essere necessariamente troppo sommaria. Ma posso annunciare che entro breve tempo dovrei aprire un sito internet proprio per pubblicare tutto il materiale prodotto in questi anni dal gruppo di minoranza: chi non ha potuto o voluto seguire la nostra attività, chi vuole ricordarsi alcune cose, chi vuole comunque documentarsi nell’imminenza della prossima campagna elettorale avrà una fonte a cui attingere, sia che il sottoscritto si presenti, con una sua lista, da candidato a sindaco, sia che non si presenti affatto.

 Prima di chiudere questo intervento voglio anche rispondere brevemente a Pietro Bruno. Intanto premetto che se conosci bene l’operato politico della minoranza e ritieni che sia stato negativo o inadeguato, tanto di cappello: ho appena affermato la preminenza – nella mia scala di valori – della libertà di opinione; se invece non ne hai una conoscenza completa, il sito che intendo aprire ti potrà essere utile e mi troverai sempre pronto per qualsiasi confronto. Detto questo, non c’è davvero niente di surreale nella questione che hai posto, ma trovo invece molto surreale il modo in cui l’hai posta. Di colpo quel puntarmi il dito contro, come se mi fossi macchiato di chissà quale misfatto o volessi nascondere chissà quale vergogna! Solo dopo ho capito l’assurda motivazione: hai interpretato come una frecciata rivolta a te la mia frase relativa alle ambizioni personali! Beh, consentimi, ma bisogna avere proprio la coda di paglia per arrivare a questa conclusione e sconfinare nelle competenze ministeriali e simili (che se, poi, tali competenze sono requisiti tanto necessari aboliamo le amministrazioni locali e mettiamo al loro posto direttamente un funzionario dei ministeri: si risparmierebbe parecchio).

Sulla fontana di Fra’ Giovanni non sono intervenuto per due semplici motivi: 1) avrei potuto solo aggiungere la mia espressione di sdegno a quella di altri, ma mi sono astenuto perché non volevo apparire come il furbo che cerca di cavalcare la tigre della protesta; 2) non avevo e non ho nulla da nascondere e quindi da giustificare, non essendo venuto meno (neppure per distrazione) ad alcun dovere correlato al mio mandato di consigliere comunale di minoranza. Il mio primo dovere era quello di prendere conoscenza del progetto, ed è la cosa che ho fatto prima che iniziassero i lavori. Per le modeste competenze tecniche che possiedo non ho riscontrato nulla di preoccupante riguardo alla fontana: in una relazione tecnica illustrativa che mostrava grande attenzione al “recupero e riqualificazione dei siti degradati” l’unico intervento previsto era “pulizia e risanamento della presente muratura per la fontana di Fra’ Giovanni“, dove la parola risanamento associata a pulizia fa pensare a un intervento conservativo, visto anche che nei disegni dei “particolari costruttivi” la fontana non appariva assolutamente. Si aggiunga che nella parte generale si parla anche di “rivestimenti in pietra locale di esistenti manufatti di cemento”: qualcuno avrebbe potuto sospettare che, invece, avrebbero manomesso proprio la pietra locale (la vasca) per sfregiarla e occultarla con quei deliziosi mattoncini?

Spero almeno che ora non mi si venga a dire che avrei dovuto piantonare i lavori giorno e notte, sostituendomi magari ai direttori dei lavori! Dovresti dunque convenire, caro Pietro, che qualcosa di surreale c’era nel tuo commento: l’animosità che avresti dovuto riservare agli autori dello “scempio” l’hai incanalata tutta verso di me che, invece, sono parte doppiamente offesa e ingannata: come cittadino e come amministratore.

Se vogliamo cambiare veramente le cose – lo ripeto insieme all’amico Mario Sirimarco, di cui ho particolarmente apprezzato l’intervento – dobbiamo ripartire dalla partecipazione e dall’assunzione di responsabilità a livello collettivo.

Vincenzo Oliva

IL CORAGGIO DI METTERCI LA FACCIA

Leggendo i vari commenti che ci sono stati finora a proposito dell’ascia votiva di Artemisia e della fontana di Fra’ Giovanni, una cosa mi ha particolarmente colpito, a prescindere dal contenuto degli stessi commenti: è l’alto numero di coloro che hanno voluto restare nell’anonimato. Per la maggior parte, questi commenti, esprimono giudizi critici sull’attuale amministrazione perciò, forse, mi sarebbe convenuto rimanermene in disparte e augurarmi solo che le bordate contro la giunta comunale si moltiplicassero ulteriormente, senza rischiare di attirarmi qualche antipatia con questo intervento. Ma il mio obiettivo politico non è quello di diventare sindaco per una personale ambizione, bensì vorrei provare – insieme ad altre persone che ci credono fino in fondo – a cambiare radicalmente le cose: dalla mentalità all’idea di sviluppo e ai metodi di gestione, fino agli interventi sul territorio e le sue infrastrutture. Perciò constatare (e non è una sorpresa!) che tantissime persone non trovano il coraggio di esprimere liberamente il proprio pensiero è preoccupante, oltre che desolante. E lo è ancora di più se – come è probabile – la maggior parte di questi autori è costituita da giovani. Che cosa ha da perdere, che cosa ha da temere, a San Sosti, un giovane che non può dire apertamente quello che pensa dell’operato dei suoi amministratori? Sicuramente c’è il timore di una qualche ritorsione, morale o materiale che sia, ed è altrettanto sicuro che questo timore non è infondato: ritorsioni, intimidazioni, ricatti sono stati usati abbondantemente nella campagna elettorale di cinque anni fa e sono stati il leit-motiv di questa amministrazione, l’arma più usata per cercare di arginare il dissenso alimentato anche dalla modesta, ma precisa e costante, opera di informazione della minoranza. In questi anni ci sono state persone, per esempio, che non sono più venute ad assistere ai consigli comunale perché questo significava (agli occhi di qualcuno) simpatizzare per la minoranza, viste le pessime figure che normalmente faceva la maggioranza; altri sono stati acidamente redarguiti perché avevano stretto amicizia – pensate un po’! – con Vincenzo Oliva; altri (tanti!) sono stati lusingati e ammorbiditi con le perenni promesse di un posto di lavoro… I timori sono, dunque, fondati ma – voglio aggiungere subito – non possono essere assolutamente “giustificati”. Se si vuole cambiare veramente, e se a voler cambiare sono dei giovani che hanno tutto il diritto di costruirsi una vita propria, non si può alimentare l’idea che all’arroganza del potere non vi siano argini da opporre; né si può sperare che altri, al nostro posto, vincano la partita che noi non abbiamo il coraggio di giocare con la nostra faccia. Si sa che qualsiasi scelta comporta dei rischi, ma la conquista o il consolidamento della libertà non hanno prezzo. E se questa libertà la difendiamo e la coltiviamo tutti insieme i rischi si riducono a zero. Con questo non voglio dire che alle prossime elezioni comunali dovremo necessariamente ritrovarci nello stesso schieramento ma, semplicemente, credo che l’affermazione di certi principi abbia una validità universale e sia un fattore di crescita per tutta la collettività.

Mi auguro con tutto il cuore che i giovani sansostesi di oggi siano capaci di creare quel confronto aperto e franco che non è riuscito alla mia generazione, anch’essa risucchiata in gran parte nella girandola dei pregiudizi e degli interessi spiccioli.

 

Vincenzo Oliva

 

P. S. Ovviamente, nelle considerazioni che ho appena esposto non ho tenuto conto di coloro che ricorrono all’anonimato solo perché non saprebbero sostenere con argomentazioni concrete e sufficientemente razionali ciò che dicono, come fa quel gigi che si beve le barzellette del suo venerato sindaco senza sapere (o senza voler sapere) che quelle barzellette il sottoscritto le ha sbugiardate in consiglio comunale e con manifesti pubblici che non sono mai stati smentiti.

Apriamo una nuova pagina

Questa volta mi rivolgo  agli amici che rappresentano, in seno al Consiglio comunale di San Sosti, la componente di minoranza ma, indirettamente, anche a tutti gli altri amici che a San Sosti si occupano di politica locale. Nel vostro ultimo intervento sulle pagine di questo sito intitolato “la maggioranza è a pezzi….”, rilevo, non solo un esercizio di quelle che sono le vostre funzioni, alle quali siete stati delegati dal Popolo, ma intuisco, tra le righe, anche un grido di dolore, quali Sansostesi, per i pessimi risultati raggiunti da chi ci ha amministrato, per i dieci anni passati, che hanno visto disattendere tante promesse e perdere tante opportunità, in termini di sviluppo, di occupazione, di rilancio del Comune. Non starò, questa volta, a parlarvi dei tanti programmi ministeriali, regionali, e di altre attività, che chi amministra e si mette al timone, dovrebbe conoscere ed inseguire come il leone insegue la gazzella; non starò questa volta ad elencare tutte le potenzialità, che San Sosti ha, in quanto le conoscete benissimo (più di me); non starò, questa volta, a dire quello che si poteva fare e non è stato fatto;  non starò nemmeno più a ripetere che per amministrare bene un Comune bisogna conoscere bene la macchina burocratica, avere intraprendenza politico- amministrativa, fare gioco di squadra e connettere il Comune ad un Sistema Integrato del Territorio e superare così i confini ristretti dell’ambito comunale stesso, favorendo, così, uno sviluppo armonico di una intera zona, territorialmente, culturalmente omogenea: non starò, questa volta, a dirvi, che ormai, lo Stato, interviene su Macrozone, promuovendo interventi Integrati di Area Vasta, (territorio, mobilità, sviluppo urbano, occupazione, industria ecc.), allontanandosi sempre di più da quella che era l’attività dei Finanziamenti a Pioggia che si è dimostrata inadeguata ed inutile; questa volta, carissimi Vincenzo, Enedino e Fabio, non è da tecnico che parlo, ma da sansostese come voi, che con rammarico, prende atto che, “siamo di fronte ad un fallimento di un progetto politico”. Un fallimento che ha comportato dieci anni di ritardi (direi anche quindici), dieci anni di treni persi, dieci anni in cui non si è fatto gioco di squadra ma, si è operato, in termini inadeguati e con metodi ormai vecchi. Non è questo o quel finanziamento che non si è stati capaci di ottenere; non è questo o quel servizio che non si è stati capaci di fornire o di istituire o di intensificare. Il fallimento è stato su tutta la linea. Anche dal punto di vista economico-finanziario. E’ stato detto chiaro o no? Si è ricorsi ad adottare l’utilizzo dell’Eolico (sottoscrivendo una Convenzione, mi sembra; non ho letto le carte nè mi interessa leggerle perché so che fine ha fatto l’Eolico in tutto il meridione; ma non è questo il problema!), non perché ci si creda veramente, ma per problemi di Bilancio. E’ questa  la cosa più triste! Si è dovuto inserire nel Bilancio quell’elemosina di 104.000,00 Euro, per non dichiarare fallimento. Ma gli altri Comuni, come fanno? Fanno la colletta? Tempo fa  è stato venduto un bellissimo bosco nella località di Casiglia, che per riformarsi ci vorranno decenni, perché? Per motivi di Bilancio. Ci dicessero che domani, per salvare il Bilancio, sarà necessario mettere in vendita le nostre case, perché lo faremo volentieri. Così salviamo il Bilancio. Proprio l’altro ieri, ho posto questo problema a degli esperti di Finanza delle Autonomie Locali, che ho conosciuto per motivi di lavoro. Mi è stato detto che i metodi ci sono per risollevare queste carenze finanziarie dei piccoli Comuni, sempre che non si tratti di grossi vuoti; sinceramente, e con tutto il rispetto, credo più a loro che a qualche bravo nostro amministratore. Ma non voglio discostarmi da quello che era lo spirito iniziale del mio discorso. Il mio messaggio è questo: si è perso un decennio, ormai è inutile “Piangere sul latte versato”. Apriamo una nuova pagina, indipendentemente dai giochi di potere, dalle ambizioni personali e quant’altro. Cerchiamo di trovare una intesa più larga possibile, sensibilizzando i Cittadini e spiegando loro, che a nostro parere, avrebbero meritato di più di quello che hanno ricevuto in termini di efficienza amministrativa e di scelte politiche. Si parli anche con le Frazioni. Si faccia in modo che l’informazione circoli e che si abbia coscienza delle difficoltà del momento storico che stiamo vivendo. Ristabiliamo il contatto tra noi cittadini. Chi ha idee, consigli e possibilità li metta al servizio della collettività, senza divisioni di sorta. Resta inteso, a mio modestissimo parere, che non è più riproponibile una formula simile o minimamente affine, o derivata da quella che ha tenuto il timone fino ad ora; da ormai quindici anni. Resto a disposizione per qualsiasi forma di collaborazione, basta che vada nella direzione di una opportunità di sviluppo per il nostro Comune. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi.

Pietro Bruno