Apriamo una nuova pagina

Questa volta mi rivolgo  agli amici che rappresentano, in seno al Consiglio comunale di San Sosti, la componente di minoranza ma, indirettamente, anche a tutti gli altri amici che a San Sosti si occupano di politica locale. Nel vostro ultimo intervento sulle pagine di questo sito intitolato “la maggioranza è a pezzi….”, rilevo, non solo un esercizio di quelle che sono le vostre funzioni, alle quali siete stati delegati dal Popolo, ma intuisco, tra le righe, anche un grido di dolore, quali Sansostesi, per i pessimi risultati raggiunti da chi ci ha amministrato, per i dieci anni passati, che hanno visto disattendere tante promesse e perdere tante opportunità, in termini di sviluppo, di occupazione, di rilancio del Comune. Non starò, questa volta, a parlarvi dei tanti programmi ministeriali, regionali, e di altre attività, che chi amministra e si mette al timone, dovrebbe conoscere ed inseguire come il leone insegue la gazzella; non starò questa volta ad elencare tutte le potenzialità, che San Sosti ha, in quanto le conoscete benissimo (più di me); non starò, questa volta, a dire quello che si poteva fare e non è stato fatto;  non starò nemmeno più a ripetere che per amministrare bene un Comune bisogna conoscere bene la macchina burocratica, avere intraprendenza politico- amministrativa, fare gioco di squadra e connettere il Comune ad un Sistema Integrato del Territorio e superare così i confini ristretti dell’ambito comunale stesso, favorendo, così, uno sviluppo armonico di una intera zona, territorialmente, culturalmente omogenea: non starò, questa volta, a dirvi, che ormai, lo Stato, interviene su Macrozone, promuovendo interventi Integrati di Area Vasta, (territorio, mobilità, sviluppo urbano, occupazione, industria ecc.), allontanandosi sempre di più da quella che era l’attività dei Finanziamenti a Pioggia che si è dimostrata inadeguata ed inutile; questa volta, carissimi Vincenzo, Enedino e Fabio, non è da tecnico che parlo, ma da sansostese come voi, che con rammarico, prende atto che, “siamo di fronte ad un fallimento di un progetto politico”. Un fallimento che ha comportato dieci anni di ritardi (direi anche quindici), dieci anni di treni persi, dieci anni in cui non si è fatto gioco di squadra ma, si è operato, in termini inadeguati e con metodi ormai vecchi. Non è questo o quel finanziamento che non si è stati capaci di ottenere; non è questo o quel servizio che non si è stati capaci di fornire o di istituire o di intensificare. Il fallimento è stato su tutta la linea. Anche dal punto di vista economico-finanziario. E’ stato detto chiaro o no? Si è ricorsi ad adottare l’utilizzo dell’Eolico (sottoscrivendo una Convenzione, mi sembra; non ho letto le carte nè mi interessa leggerle perché so che fine ha fatto l’Eolico in tutto il meridione; ma non è questo il problema!), non perché ci si creda veramente, ma per problemi di Bilancio. E’ questa  la cosa più triste! Si è dovuto inserire nel Bilancio quell’elemosina di 104.000,00 Euro, per non dichiarare fallimento. Ma gli altri Comuni, come fanno? Fanno la colletta? Tempo fa  è stato venduto un bellissimo bosco nella località di Casiglia, che per riformarsi ci vorranno decenni, perché? Per motivi di Bilancio. Ci dicessero che domani, per salvare il Bilancio, sarà necessario mettere in vendita le nostre case, perché lo faremo volentieri. Così salviamo il Bilancio. Proprio l’altro ieri, ho posto questo problema a degli esperti di Finanza delle Autonomie Locali, che ho conosciuto per motivi di lavoro. Mi è stato detto che i metodi ci sono per risollevare queste carenze finanziarie dei piccoli Comuni, sempre che non si tratti di grossi vuoti; sinceramente, e con tutto il rispetto, credo più a loro che a qualche bravo nostro amministratore. Ma non voglio discostarmi da quello che era lo spirito iniziale del mio discorso. Il mio messaggio è questo: si è perso un decennio, ormai è inutile “Piangere sul latte versato”. Apriamo una nuova pagina, indipendentemente dai giochi di potere, dalle ambizioni personali e quant’altro. Cerchiamo di trovare una intesa più larga possibile, sensibilizzando i Cittadini e spiegando loro, che a nostro parere, avrebbero meritato di più di quello che hanno ricevuto in termini di efficienza amministrativa e di scelte politiche. Si parli anche con le Frazioni. Si faccia in modo che l’informazione circoli e che si abbia coscienza delle difficoltà del momento storico che stiamo vivendo. Ristabiliamo il contatto tra noi cittadini. Chi ha idee, consigli e possibilità li metta al servizio della collettività, senza divisioni di sorta. Resta inteso, a mio modestissimo parere, che non è più riproponibile una formula simile o minimamente affine, o derivata da quella che ha tenuto il timone fino ad ora; da ormai quindici anni. Resto a disposizione per qualsiasi forma di collaborazione, basta che vada nella direzione di una opportunità di sviluppo per il nostro Comune. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi.

Pietro Bruno

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3 risposte a “Apriamo una nuova pagina

  1. Un sostenitore di Pietro Bruno

    Bene Pietro

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  2. Un sostenitore di Di Pietro e di... Pietro Bruno

    Bravo Pietro insisti !
    Hai le carte in regola per provare a sostituire la tua esperienza, la tua cultura, il tuo entusiasmo alla mediocrità di chi, senza arte e senza parte, cerca di propinarci la dittatura populista ed eterna dei negligenti e dei mediocri.

    Mi permetto di consigliare la lettura dell’articolo di Antonello Caporale riportato di seguito.

    Si sostituisca la parola Italia con la parola San Sosti, la parola Parlamento con la parola Giunta Comunale e ci si accorgerà come l’affezione di cui è afflitta la classe degli amministratori locali di maggioranza ha un nome: mediocrità.

    La mediocrità è in apparenza rassicurante, trasversale, permette la difesa degli interessi particolari, capovolge i valori, promette,celebra,blatera,calunnia, non necessita di alcuna risorsa intellettuale, aborre chi ragiona con la sua testa, produce sottosviluppo, marginalità, pregiudizi, parassitismo,pensiero unico, depressione economica e culturale e in ultima istanza genera… rassegnazione.

    Che le prossime elezioni amministrative possano condursi all’insegna della lotta ai mediocri.
    Bravo Pietro!

    … E grazie per il tuo attaccamento a San Sosti!

    Sulla Mediocrità

    Repubblica — 18 ottobre 2008

    L’ Italia è piena di giovani talenti ma resta immobile e vecchia, ricca ma consegnata alla vita precaria, bellissima eppure sfregiata, accogliente però insicura. L’ Italia è piena di mediocri. Organizzati per cordate, sorretti dalla corporazione, dal club dall’ accesso esclusivo, o garantiti dal nome di famiglia. Meglio i parenti dei concorsi; meglio serrarsi nella difesa degli interessi delle lobby che affrontare il rischio della concorrenza. Meglio i portaborse servili dei collaboratori svegli ed efficienti. Valori capovolti e merito taroccato. Entra solo chi si mette in fila e aspetta, docile, il suo turno. La prova del nove è davanti ai nostri occhi. Perfetti sconosciuti – grazie a mirabili carriere da Signorsì – hanno confezionato un cursus honorum che riserva loro omaggi e riverenze di Stato. Figurarsi in Parlamento. Lì la mediocrità è una virtù. Mi ha colpito, come credo molti, il modo in cui la politica ha raccolto «i migliori», il metodo di selezione dei candidati nelle ultime elezioni. Un disegno organico e complementare, che ha unito destra e sinistra e premiato gli adulatori dal pensiero liquefatto al primo raggio di sole. Avevo un’ idea fissa in testa, anzi una equivalenza che spiegasse l’ inestirpabile e perniciosa natura della mediocrità: il potere della mediocrità misura esattamente la distanza che separa il talento dal successo. Quanto più quel potere è pervasivo, tanto più il successo sarà distante da colui che effettivamente lo merita. Ho chiesto a due ragazzi, Andrea Petrella e Andrea Tesei, giovani economisti che vivono e fanno ricerca a Barcellona, di provare a tradurre appunto in una formula la mia idea. Questo è il risultato: Prob (Tt = St) = (1-Mt)k Definiamo un indice della distanza che separa il talento di un individuo (T) dal suo effettivo successo in ambito lavorativo e sociale (S). La differenza assoluta tra questi due termini rappresenta il grado di inefficienza nell’ allocazione del talento di un individuo. Traducendo queste considerazioni in termini probabilistici, in una società ideale la probabilità che T=S è pari a uno. Quanto più bassa è tale probabilità, tanto più inefficiente sarà la società. La variabile M rappresenta la proporzione di mediocri sul totale degli individui, k >1 è un parametro costante nel tempo, e il pedice t è un generico indice temporale. (…) La mediocrità si organizza in reti per due ragioni essenziali. In primo luogo da solo nessuno è mediocre: la mediocrità emerge se è possibile un confronto e se c’ è competizione, almeno in potenza. In secondo luogo le reti rafforzano e si nutrono della mediocrità rendendola absoluta, sciolta da tutto quello che non rientra nel suo mondo di riferimento. Essa rifiuta il principio di responsabilità individuale e collettiva. Il paradosso è evidente, e le sue conseguenze devastanti. (~) Ogni anno migliaia di giovani promesse della ricerca prendono il largo. Non partono, fuggono. L’ esodo del know how rende l’ esatto polso del declino: coloro che col talento potrebbero fornire i mezzi culturali per superare la crisi, sono inspiegabilmente esiliati. Gli studiosi lo definiscono brain drain. è la migrazione di persone altamente qualificate che, formatesi in un Paese, si trasferiscono e lavorano in un altro. I precari bocciati in Italia, all’ estero, come per magia, si trasformano in professori associati. Senza capelli bianchi, poco più che trentenni. In Italia su 18.651 solo nove sono gli ordinari che hanno meno di trentacinque anni: lo 0,05%! Il Censis traccia le rotte dei migranti del sapere. Secondo le stime del Rapporto 2007 più di 11 mila e 700 laureati hanno trovato lavoro all’ estero dopo un anno. Ben 13.368 italiani qualificati si sono trasferiti negli Stati Uniti: 6.179 sono specializzati ai massimi livelli~ Le capitali della ricerca internazionale non disdegnano il contributo italiano. Lo dimostrano gli esiti del bando di concorso istituito dall’ ERC, il Consiglio Europeo delle Ricerche, rivolto ai giovani ricercatori entro nove anni dal dottorato. Il primo bando ha contemplato oltre novemila domande. Su 300 vincitori, 35 sono italiani, 40 tedeschi, 32 francesi e 30 inglesi. L’ Italia è addirittura la prima sul podio degli eccellenti: 9 italiani contro i 7 di Regno Unito e Germania, i 6 di Francia e Spagna. (…) Ho avuto la fortuna di imbattermi in ragazzi il cui talento, provato da un curriculum già eccellente, è stato catalogato, riunito ed esposto sul web. Hanno cioè deciso di legare la storia di ciascuno e provare, con la medesima tecnica che conduce i mediocri al potere, a realizzare una linea di resistenza. Tecnicamente è una lobby: si chiama RENA, rete per l’ eccellenza nazionale (www. progetto-rena. it). Conoscersi e riconoscersi, difendersi, aiutarsi. Lottare per promuovere un’ idea, quella del merito, al servizio del Paese, perché anche i migliori possano trovare in Italia il riconoscimento che spesso tocca soltanto ai mediocri. Da Mumbai e da New York, da Stavanger, Bologna o Bruxelles. Le lettere che mi sono giunte aiutano a capire le difficoltà, conoscere gli sforzi e apprezzare la quantità di ingiustizie subìte. L’ Italia raccolta in queste pagine è piena di affari e di sogni, di schiene piegate e di schiene dritte, di quelli che resistono e ancora ci provano.

    – ANTONELLO CAPORALE

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  3. carissimo pietro, vivo da molti anni lontano da san sosti ( grazie a questo sito posso restare legato al ns paese d’origine ) e ti devo ringraziare per l’amore che provi , rappresenti tutti gli emigranti che sono rimasti ad esso legati.

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