Archivi categoria: Cesare De Rosis

Ecce Agnus Dei qui tollis peccata mundi. Brevi riflessioni

Di Cesare De Rosis

1565_0“Ecco l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo”. E’ l’espressione che il sacerdote utilizza nella liturgia della celebrazione eucaristica prima di comunicarsi e prima di distribuire la comunione ai fedeli che si accostano alla mensa del Signore, avendo partecipato alla celebrazione della Parola e dell’Eucaristia, su cui si struttura la Santa Messa. Si tratta di un’espressione che è tratta dal Vangelo di Giovanni . in latino suonasse così: Agnus Dei qui tollis peccata mundi, miserere nobis. Sarebbe interessante sapere come fosse in greco, se la lingua greca fu precedente a quella latina nella storia della liturgia. Ma restiamo al latino. In latino “peccata” è plurale. Ma parrebbe meglio al singolare, come dice Daniele, visto che nella precedente traduzione si è tradotto “tollis” con “togli” e il “togliere” in effetti sta meglio con il singolare di “peccato” che con il plurale: togliere il peccato, meglio che togliere i peccati, è più simbolico e definitivo. Fatto sta che tollis viene da “fero, fers, tuli, latum, ferre” che invece significa “portare” e non “togliere” e non si sa come mai la traduzione, dal latino in italiano, abbia cambiato “atto” Continua a leggere

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PAPA FRANCESCO I, LA CONTINUITA’ DI BENEDETTO XVI NELLA SEQUELA DI CRISTO

Di Cesare De Rosis

papa_francescoSemplicità e testimonianza evangelica sono le caratteristiche principali del nuovo Papa che si è scelto il nome Francesco. In questo si trova un programma da realizzare. Nulla avviene di casuale nell’elezione di un Papa. Certo, la meraviglia è stata grande davanti al nome di Jorge Mario Bergoglio, ma la Chiesa per sua natura sorprende sempre. È bene non dimenticare i piccoli segni con i quali il successore di Pietro si è voluto presentare alla folla raccolta in San Pietro. Ai segni si associano le parole. “Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri” è stata questa l’esortazione, l’appello, il desiderio, la missione che Papa Francesco I ha espresso nei primi interventi. Lo sguardo di questo umanissimo Papa si allarga all’intera famiglia umana: «La vocazione del custodire non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. È il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene Continua a leggere

BENEDETTO XVI – Fine di un’Era

Di Cesare De Rosis

Papa emerito“L’amore al Romano Pontefice deve essere per noi una grande passione, perchè in lui vediamo Cristo” diceva San Josemaría Escrivá. Di quest’asserzione ne ho fatto un capisaldo di pensiero, e alcuni amici mi rimproverano, a torto o a ragione che la mia è una visione eccessivamente aulica del Papato. Del Pontificato di Papa Benedetto XVI ci rimane, oltre al suo imponente Magistero, la gentilezza, la pazienza, l’affabilità e la dolcezza. In questo momento esprimo un  sincero di atto venerazione e di Continua a leggere

Il culto di S. Antonio Abate in Spixana. Primi orientamenti di studio.

Di Cesare De Rosis

Antonio abate è uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa. Fu considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati. Sant’Antonio è invocato in Occidente come patrono dei macellai e salumai, dei contadini e degli allevatori e come protettore degli animali domestici. Fu reputato essere potente taumaturgo capace di guarire malattie terribili. Solitamente è raffigurato con accanto un maiale che reca al collo una campanella. Alla sua iconografia si lega anche l’immagine del fuoco. I suoi discepoli tramandarono alla Chiesa la sua sapienza, raccolta in 120 detti e in 20 lettere; nella Lettera 8, s. Antonio scrisse ai suoi “Chiedete con cuore sincero quel grande Spirito di fuoco che io stesso ho ricevuto, ed esso vi sarà dato”.  Ma un altro motivo è il fatto che il taumaturgo veniva invocato anche per la guarigione dall’Herpes zoster, comunemente chiamato fuoco di Sant’Antonio: una malattia virale a carico della cute e delle terminazioni nervose.

Nella Chiesa di S. Luigi Gonzaga nello Scalo di Spezzano Albanese si venera S. Antonio Abate, e, in suo onore, i primi giorni di Ottobre d’ogni anno si tiene la tradizionale fiera i cui esordi si perdono nella notte dei tempi. E’ il consueto appuntamento con il folclore. La fiera in genere per funzionare egregiamente doveva essere in qualche modo un Continua a leggere

Il valore estetico dell’Icone

Di Cesare De Rosis

icona MadonnaLe sacre icone hanno un notevole valore estetico oltre che liturgico, storico e artistico. Emerge che l’orizzonte problematicoentro il quale si muove da sempre la pittura faccia tutt’uno con lequestioni dell’immagine e che la tradizione occidentale, soprattuttonella riflessione sulla storia dell’arte, abbia incentrato la sua attenzione sul problema dell’immagine senza tenere conto in genere deisuoi aspetti iconici. Già Tommaso d’Aquino aveva posto in questitermini tale problema: l’immagine può essere considerata come oggetto particolare, o come immagine di un altro; nel primo caso l’oggetto è la cosa stessa che al contempo ne rappresenta un’altra, nelsecondo l’aspetto dominante è ciò che l’immagine rappresenta. Sembra dunque che rispetto a un’immagine l’attenzione si rivolga o all’immagine in se stessa – all’immagine come fine – o a ciò che l’immagine rappresenta – all’immagine come mezzo.In particolare nell’icona cogliamo l’assenza di ogni immagine (Giuseppe Di Giacomo, Icona e arte astrattaLa questione dell’immaginetra presentazione e rappresentazione, 1999). L’icona ha un alto valore estetico. Lo scorso anno ho scritto alcune riflessioni sulle opere di Antonio Gattabria, quasi a mò di recensione per intenderci. Inquesta sede  vogliamo partire da quelle riflessioni ed andare oltre. Una icona, quando la guardiamo, anzi quando la contempliamo, perché il guardare qui diviene contemplazione, ci riempie immediatamente di Continua a leggere

Primo Gennaio 2025 – Giulio Andreotti

 Di Cesare De Rosis

AndreottiUn recente saggio, di straordinaria peculiarità, dell’amico Mario Gaudio dal titolo “Nove appunti di Natale, di Giulio Andreotti” è stato pubblicato sulla rivista Diritto di cronaca, ed ha riscontrato un certo successo. E’ stato l’input per rispolverare un altro vecchio lavoro del senatore Andreotti che, a ridosso del Capodanno, può tornare utile leggere se non altro perché porta nel titolo la data del Primo Gennaio.
In occasione del Grande Giubileo del 2000, che tutti ricordiamo con enorme emozione, l’ex leader della Democrazia Cristiana, nonché per sette volte a capo del governo, come da ormai antica consuetudine, per festeggiare il Natale, regalò un’edizione fuori commercio di un suo vecchio piccolo, prezioso testo intitolato : «1 gennaio 2025». In questo libello racconta come sarà il mondo durante il prossimo Giubileo. E quale sarà il Pontefice, nel 2025, secondo il raccontino? Proprio Benedetto XVI. Andreotti aveva anticipato, mentre c’era ancora Papa Giovanni Paolo II, il nome del successore di Karol Wojtyla. Nessuno poteva prevedere che, dopo il pontefice polacco, sarebbe tornato in auge il nome di Benedetto: era più facile immaginare Continua a leggere

PAPA VALORIZZA BUE ED ASINELLO. DALL’ANTICO TESTAMENTO ALLA TRADIZIONE MEDIOEVALE

Di Cesare De Rosis

asino_bueEsce in libreria, dopo una lunga attesa, il terzo e ultimo best seller di Papa Benedetto XVI sulla storia di Gesù. E’ stato uno dei doni più graditi ricevuti in occasione del Santo Natale, tant’è che l’ho letto nel giro di un giorno. Sono molte le notizie che ho appreso, e che, francamente erano a me finora sconosciute. Nel libro si legge: “Il calcolo dell’inizio del nostro calendario, basato sulla nascita di Gesù, fu effettuato da Dionigi il Piccolo, che sbagliò i calcoli con un margine di diversi anni”. “La vera data di nascita di Gesù risale a molti anni prima”, scrive il Pontefice. Sempre secondo il libro, al momento della nascita di Gesù, non c’erano il bue e l’asino e come scrive il Papa, “nel Vangelo non si parla di animali”. Mentre sulla datazione della nascita non mi sento di aggiungere nulla, sul secondo punto vorrei spendere una breve ma, spero, utile riflessione. Il Papa non dice che i due “tradizionali” animali non c’erano, ma che il Vangelo non ne parla. Da qui alcune polemiche, credo note.  Si legge infatti su un quotidiano: “Nel nuovo libro scritto da Papa Joseph Ratzinger ‘L’infanzia di Gesù’ viene sfatato un Continua a leggere