Una fantastica vacanza sportiva alla scoperta della Croazia.

Di Antonio Vigna

Dopo la bellissima, intensa avventura sportiva di Rovigno, L’Istria a tappe 2010, era d’obbligo visitare la Croazia per fare una meravigliosa vacanza familiare in grande relax, iniziando dall’Istria a scendere in macchina lungo la costa dalmata per scoprirla nei suoi posti più belli. Se volessi definirla sicuramente non sbaglierei a dire che si tratta di un paese emergente con alto livello di risorse naturali, povero ma di una povertà pulita, senza degrado che si prepara ad entrare nell’Europa e che fa palesemente trasparire la consapevolezza della sua vocazione e delle sue potenziali risorse per come l’opera dell’uomo, alacremente, è soprattutto rivolta alla pulizia dell’ambiente e alla cura della  natura con profonda venerazione, quasi accarezzandola. Le sue bellezze naturali con i suoi panorami mozzafiato appaiono come una miriade di presepi disseminati, con le loro  casette, lungo la panoramicissima e frastagliatissima costa che è in ogni istante un belvedere. Quando la natura si apre mostrando le sue interne bellezze, le sue profondità, i suoi paesaggi incontaminati, i suoi variegati, meravigliosi colori e suoni, quando tutto questo accade, in alcuni luoghi come i laghi di Plitvice ed il suo immenso parco, ti sembra che la realtà si mescola con la fantasia al punto da non saperne più distinguere i contorni. Il corpo diviene leggero, avverti il contatto diretto con quei luoghi magici e la tua anima dolcemente scivola incantata e immersa nella pace più dolce e rilassante. È difficile rendere l’idea di ciò che in quei momenti riesci a vedere ma vi assicuro che Plitvice  va oltre i confini della fantasia e non è assolutamente inopportuno farci un pensierino e metterla come possibile prossima meta da visitare. Di solito alla vista di uno solo di quei panorami si è spinti a fare una foto, ma lì non sai quale angolo  fotografare per prima ed hai la netta impressione che nemmeno una telecamera riuscirebbe interamente a catturare una simile meraviglia, frescura, profumi e pace a parte. Il parco è di origine carsica con i suoi laghi con cascate tufacee che per la costante crescita del tufo sono in continua trasformazione e rendono il paesaggio oltre che incantevole continuamente cangiante. Le sue numerose  cascate che alimentano i sottostanti laghi terrazzati che pian piano scendono a valle incastonati nella folta vegetazione con i loro intensi  colorati riflessi di luce, trovano sempre nuovi punti di sbocco da dove lasciano cadere la bianca e scintillante massa d’acqua che va ad infrangersi nel sottostante lago anch’esso dai mille riflessi colorati. In mezzo a tanta maestosa bellezza resti attonito, lo spazio ed il tempo si contraggono, l’itinerario scelto volge  al suo epilogo e frasi come “ne è valsa la pena” si sprecano. Scendendo sulla bellissima costa svetta bianchissima Spalato e ti sembra che dalla strada ci arrivi dentro. A circa 40-50 km, nell’entroterra, sconfinando nella Bosnia, trovi l’affascinante e venerato luogo mistico della miracolosa madonna di Medjugorie con i tanti pellegrini provenienti da tutto il mondo. Anche qui suggestivi i due sentieri, quello che porta alla prima apparizione della Madonna e quello del monte, entrambi impegnativi perché si inerpicano con pietre di roccia viva di varia grandezza che sono naturalmente sistemate su di uno sfondo di terra rossa come tanti gradini su delle lunghissime rampe dove numerosissimi pellegrini risalgono pregando lungo le stazioni che sul monte sono le 14 della via crucis. È incantevole come su queste pietre sconnesse ed appuntite persone di ogni età e sesso uniti nell’amore  completano tutto il lungo itinerario, a volte a piedi nudi per fare penitenza ed è miracoloso come in un percorso così insidioso che ha messo a dura prova anche me, mai si racconta, che qualche anziano o chiunque altro scivolando si sia fatto male. Vi assicuro che da Medjugorie si ritorna a casa ritemprati nel corpo e nella mente. Rientrando sulla costa e continuando a scendere si è ormai a Dubrovnik città assolutamente da non perdere il cui simbolo sono le sue mura possenti, alte 25 metri e lunghe quasi 2 km che circondano, compreso il porto, tutta la città vecchia dove non si può non visitare le strade di Prijeko  e Ulica (o puka) con tutti i loro negozietti di souvenir e ristorantini tipici dove con 10 euro puoi fare un pranzo light e le sue bellissime chiese. Dubrovnik può costituire la fine della vacanza perché con una notte trascorsa in traghetto ti ritrovi alle otto del mattino a Bari.

 

Istria a Tappe 2010

L’Istria a tappe era un appuntamento che avevo inserito nel programma della stagione in corso. La caratteristica del percorso, 42 km in tre giorni con molto sterrato e salite, si addiceva moltissimo alle mie caratteristiche di maratoneta. Il 5° posto nella classifica generale con circa 4-5 minuti di penalizzazione per aver sbagliato ripetutamente il percorso nella prima e seconda tappa, è comunque soddisfacente. Dopo la prima tappa di assaggio che avevo gestito e presa con cautela  con tutta l’esperienza accumulata negli anni, avevo programmato di fare gara e dare massima spinta nella seconda di 21 km che si svolgeva quasi tutta su sterrato, con sentieri che a volte si inerpicavano con pendenze proibitive, e che richiedeva grande resistenza. Ma dal dire al fare, si dice, c’è di mezzo il mare, c’erano invece le mie gambe che giravano a meraviglia tanto che intorno all’11° dopo aver corso sempre in quinta  posizione tallonando a 50 metri il 3° ed il 4°, rimontavo ed al rifornimento Ramin sentendo un ciao, quello di Pagavino,  rivolto a me che mi ero appena unito alla compagnia, non capiva chi l’avesse pronunciato visto che nel tempo di un minuto, intorno al 12°, ero io a “fare” ciao  prima ad uno e nel giro di un km e poi  all’altro proprio quando il secondo compariva all’orizzonte a circa 300 metri e tendeva sempre più ad essere risucchiato. Stavo compiendo quell’azione che tutti sognano di fare nelle gare, quella vera, quella che fa male, quella che ti da la forza di portarla vittoriosa fino in fondo, ma qualcosa non è andata come avrei voluto. Usciti dallo sterrato, quando mancavano circa 6 km, a 250 metri dietro una curva, mi ritrovai in prossimità di un incrocio a T con uno sterrato sulla mia destra con segnaletica alquanto ambigua che imboccai con molta indecisione ritrovandomi dopo più di 400 metri di fronte ad un pollaio. Non vi posso riportare il mio disappunto e quello che in quel momento mi passava per la mente, di fatto dovetti fare dietrofront con la concentrazione che andava in frantumi. A metà del fuori strada rincontrai Ramin che, suo malgrado, aveva avuto modo di vedermi piegare a destra sullo sterrato e mi aveva seguito. Dovevamo girare, quella strada era chiusa e lui incredulo, annaspando cercava un’alternativa di percorso in mezzo alle frasche. Quando capì che dovevamo riprendere la strada asfaltata raggelò, quella era troppo lontana per essere vera. Ritornati all’incrocio dell’equivoco a circa 200 metri davanti a noi, riappariva il 3°. Era la mia giornata, indomito recuperai la concentrazione e staccai nuovamente Ramin, ripresi per la seconda volta Pagavino che quando mi vide non capiva cosa stesse succedendo e mentre mi chiedeva di Ramin,  me ne andai per la seconda volta. Nonostante un ennesimo errore nel finale che mi costò altri 30-40 secondi, riuscii a tagliare il traguardo 3° assoluto con una manciata di secondi su Pagavino, a 4 minuti dal 2° che a 6 km dal traguardo era alla mia portata. Avrei potuto dare il colpo decisivo ai miei due diretti avversari per il 3° posto nella classifica generale ma è come se lo avessi fatto perché l’azione da me prodotta fu un gioiello di perentorietà e cristallinità. Quel che conta, errori a parte, è trovarsi al posto giusto nel momento giusto e quella era stata un’azione magistrale eseguita con forza e freddezza da vendere. La terza tappa di 7 km  iperattiva non era a me congeniale e come avevo previsto mi vide mettere sul banco più di un minuto, confermando la 5° posizione nella classifica generale. Tirando le somme di questa divertentissima avventura, grandissima è stata l’organizzazione curata in tutti i particolari, bellissimi i percorsi delle tappe e l’assortimento della  loro sequenza, d’altra parte la perfezione non si raggiunge mai  e se qualche errore vi è stato sono pronto a prendermi la parte di colpa che mi spetta e quel pizzico di fiuto che mi è mancato per realizzare senza errori una grandissima azione da manuale. Pertanto voglio complimentarmi con tutti gli organizzatori di Terramia grandiosi per ogni loro scelta, con i miei diretti avversari Pagavino e Ramin per la grande battaglia ed il grande spettacolo che sono costantemente riusciti a tenere alto e con tutti gli altri partecipanti sempre all’altezza delle aspettative. Dove apparivano i limiti agonistici iniziavano le doti umane. Complimenti agli albergatori per l’ottima accoglienza offerta che è riuscita a soddisfare le esigenze di tutti. Momenti come questi che riescono a coniugare alla grande sport e turismo sono il massimo che ogni atleta possa aspettarsi da una gara. Alla mia seconda uscita stagionale centrata, voglio fare i saluti  a tutta la  Libertas Atl. Lamezia, al Presidente G. Sesto  con l’augurio di continuare a raccogliere altri successi nell’arco della stagione in corso che si avvia alla fase calda in tutti i sensi.  

Castrovillari

Antonio Vigna    Libertas Atl. Lamezia

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