Lettera di un giovane calabrese al Senatore Monti

Di Michele Iannello

Caro professore,
circa tredici mesi fà avevo riposto in lei, nella sua figura, le ultime speranze per la ripresa del nostro paese.
Sono uno di quei tanti giovani, padre di famiglia che vedeva nel suo Governo (tecnico) una valida se non l’unica alternativa alla politica clientelistica e capitalista che ci ha accompagnato negli ultimi decenni. Sono stato amministratore nel mio piccolo paese (San Sosti)  sono cresciuto con dei valori e principi che davano priorità al servizio e alla dedizione verso il sociale. Vede, penso che questo Governo sia stato il meno tecnico di tutti, sà il perchè? Un governo che si ritiene tale, con persone qualificate per ogni delega istituzionale doveva essere in grado di (mirare) dettagliatamente a tutto ciò che di inutile ed in esubero si ha. Ebbene caro Professore, la cosa che noi comuni mortali non siamo riusciti a capire è se lei così come i suoi collabboratori, abbiate il tempo di guardare i vari programmi televisivi che danno la parola a chi cerca di sopravvivere alla giornata, alla vita quotidiana, oppure, vi siete talmente immedesimati nella figura politica da non essere più in grado da scindere il bisogno collettivo da quello individuale. Perchè, in tredici mesi non si è riusciti a cambiare una legge elettorale a dir poco deprorevole. Cosa le ha impedito, il ridimensionamento dei parlamentari e dei Senatori. Perchè non portare avanti quelle riforme (vedi riduzioni delle province) e dare più risorse a quegli Enti, come i Comuni più vicini alle esigenze quotidiane dei cittadini. Dare priorità e maggiori poteri alle forze preposte ai controlli fiscali, ma non su semplici scontrini o ricevute ma su fatture e dichiarazioni esenti da tasse per indennità di servizio che pochi politici mettono al servizio dei cittadini. Perchè, dare più linfa e respiro con decreti urgenti alle banche, e non verificare con il metodo più democratico del mondo il (referendum) cosa noi italiani vogliamo fare. Bisogna mettere, la famiglia al centro del sistema economico italiano che torni ad avere quei mezzi necessari per contribuire, al proprio sostenimento e alla ripresa nazionale. Non permettere a quelle Aziende che hanno usufruito degli incentivi dello Stato di chiudere e investire all’Estero, con soldi pubblici detratti in futuro dai sacrifici del nostro lavoro e dagli anni contributivi per i quali migliaia di pensionati non recupereranno mai in proporzione al misero assegno di pensione.  I discorsi sui sacrifici e sforzi per ottemperare alla crisi, esimio professore, andrebbero rivisti. Lei saprà ad esempio, che in base alla normativa in vigore, infatti, a un albergo basta avere una cappella per non versare l’Imu. Che “fessi” noi  onesti , non sapevamo che invece di dare un “tetto” ai nostri figli, dovevamo creare all’interno delle nostre abitazioni delle cappelle religiose così da dispensarci dal pagamento dell’imposta. Equità sarebbe la parola giusta, chiedere di più a chi ne ha e non chiederlo alla massa “povera” perchè è più numerosa. Lasci stare chi fà del suo programma una misera “agenda”, usi un linguaggio meno formale ma soprattutto libero da vincoli e spettri capitalistici. Si defili dal mondo politico, creda come noi nella fede e nella religione ma ci aiuti a capire il perchè si tenda sempre al bene del singolo e non a quello comune. Mi scusi per il mio modo elementare di esporre le cose. Michele Iannello un suo estimatore.

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