L’oro Blu

Di Pietro Bruno

Quanto è importante l’acqua lo capiamo immediatamente quando abbiamo sete. Una buona sorsata, possibilmente fresca, e quella fastidiosa sensazione sparisce immediatamente. Mi si potrà dire a questo punto che ho fatto la scoperta dell’acqua calda o meglio dell’acqua fresca. Non importa.
Ho sperimentato la sofferenza della sete anzi dell’arsura una miriade di volte.
Vagando per la campagna, in cerca di funghi o di asparagi, andando a caccia oppure trovandomi in macchina sull’autostrada e non avendo nelle vicinanze un Autogrill.
Qualche volta in campagna invece di una fonte di acqua potabile si aveva a disposizione una fonte di acqua stagnante e fangosa. Nessun problema.
Bastava fare sul liquido di colore indefinito un segno di Croce ed ecco risolti tutti i problemi di sterilizzazione. Il rischio era tanto, senza nulla togliere all’intervento Divino (anzi! considerato che non mi ha fatto mai male);
batteri, detersivi, terra, parassiti e chi più ne ha più ne metta.
Tempo fa, tenevo sul davanzale della mia stanza in ufficio una pianta di Geranio, eredità del precedente collega che occupava prima quella postazione, il quale mi esortò, prima di andare via ad innaffiare giornalmente o a giorni alterni il bellissimo fiore.
I primi tempi ottemperai alla consegna, ma considerato il mio correre quotidiano la cosa mi pesava non poco. La pianta cresceva forte e rigogliosa, verde intenso nelle foglie e con i fiori di un rosso brillante.
Tutti quelli che entravano avevano parole di ammirazione per quello spettacolo, anche perché era l’unica pianta di tutto il padiglione dove non è facile vedere bellezze naturali a fronte di una miriade di motori di condizionatori d’aria i quali, oltre ad essere brutti, creano più calore che fresco e che, a mio parere, rovinano l’estetica di questi vecchi ma belli palazzi romani.
Come solitamente capita a chi come me non è abituato alla cura delle piante da giardino, mi dimenticai di innaffiare il Geranio, poi partii per le ferie e questi rimase per lungo tempo priva di acqua.
Al mio ritorno, invece della pianta trovai degli sterpi che spuntavano dall’arida e dura terra. La detti per spacciata.
Il tempo passava e la cosa, per quanto mi riguardava, era finita nel dimenticatoio.
Un giorno, entrando, la Signora delle pulizie, ebbe una reazione quasi di rabbia, e facendo segno verso la finestra mi disse “Guardi come si è ridotta quella povera pianta. Ma non l’ha più innaffiata?”. Per giustificarmi dissi che non avevo avuto tempo, ma era una scusa alla quale nemmeno io credevo.
In un attimo prese il vaso, lo svuotò, lo riempì nuovamente di terra e ripiantò quei tre pezzi di legno ormai privi di quel minimo segno che li potesse far assomigliare ad un essere vivente quali sono le piante.
Fatto questo, mi aspettavo che la brava Signora dicesse qualche parola magica, invece no; versò nel vaso un liquido magico.
Dopo qualche tempo dai tre legnetti iniziò ad apparire qualche gemma, poi qualche rametto e quindi qualche fogliolina. Il primo fiore fu veramente una grande emozione. Era un lunedì mattina.
Attualmente la pianta è verde, rigogliosa come una volta e piena di fiori rosso brillante e le persone che entrano nella stanza hanno ripreso ad ammirarla. Sono tutti contenti, anche la Signora delle pulizie.
Ogni volta che la guardo penso alla capacità di una pianta di sapersi riprendere, rigenerare, anche dopo circa sei mesi di totale siccità.
Questo nel genere animale non succede. Si muore e basta.
Ha! Dimenticavo. Quel liquido magico che la Signora versò nel vaso era ACQUA.
Si! Semplicemente acqua diremmo noi, la cui formula chimica si impara già alle Scuole Elementari e che non si dimentica mai. H2O. Due atomi di Idrogeno e uno di Ossigeno. La strutture più semplice del Pianeta.
Mi sono informato su di lei. Ho saputo che non solo salva le piante dalla morte ma riesce a mantenere in vita tutti gli esseri viventi della Terra. Senza di lei non si vive molto tempo. Gli uomini riescono a farne a meno solo per pochi giorni, poi anche loro muoiono.
Mi hanno anche detto che di acqua se ne sperpera tanta e che ce n’è sempre meno. Nel futuro se non ci diamo una regolata si rischierà di non avercene abbastanza.
Un bel guaio! Siete d’accordo?

Pietro Bruno

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